



PRENDI NOTA - poesie sensuali e dell'abbandono
Andrea Mucciolo - Edizioni Eracle - 2010
Prendi nota
Prendi nota
che non ho mai dimenticato
i sogni dello scorso millennio,
e di chimere e minotauri
ne ho avuti già abbastanza.
Non sono mai venuto meno
al giuramento di quella fontana,
e il benvenuto del tuo cane
sereno e riconoscente,
sapeva
di biscotti appena sfornati,
e di api
laboriose e fiere.
Non eri ancora musica
ma attimi di grano
mossi dal vento estremo
di un futuro mietitore.
E il gioco di ombre
nemmeno noi bambini
ingannava più.
Ma prendi nota
ti prego
che io non ho mai veramente dimenticato
e te lo giuro
che è solo la memoria
che fa brutti scherzi
a un vecchio come me.
Ricordo solo
un pomeriggio come gli altri,
ma di tanti anni fa
troppi.
Tuo fratello piccolo
sull’albero di fico
e noi due
dietro ai rovi.
E rivedo ora
le tue labbra
pittate di rosso,
nell’attesa di riposare
nel dolce grembo
della madre notte.
Città di randagi
È una città di randagi
la mia,
spiriti raminghi
dimenticati
errano
ondeggiano
come abeti deboli,
con le radici
troppo superficiali
come le robinie.
Pensieri bucati
maledicono
la triste realtà
del cielo plumbeo.
Io sono qui.
Teatro della vita
Nessuno ride
Nessuno ricorda.
Non hai visto
nulla,
perché eri
via
altrove.
Forse sei tornata
appena un attimo
trasportata da un ricordo
penoso,
ma solo
una città di randagi
hai trovato.
Persino i busti
degli antichi
divelti
dal viale
su per quel colle.
Niente più
sguardi dei saggi
ad accigliare
su questa meschinità.
Via anche
i nomadi dell’anima.
Troppo tardi
nessuno mette
più le radici
nella città
dei randagi.
Non è così
È aria
fresca, quella che esce
dalla tua bocca, e sotto la cappa
del tuo Cupido ingannatore, nemmeno gli angeli
parlano più.
Non sarò né falco
né cardellino, solo la sera
canterò forse, su note cromatiche
che neanche gli stregoni, potranno immaginare.
Lì, a Baghdad, cerca la tua lampada
e rapisci il tuo genio, mentre una notte
senza pace, tortura grilli e lucciole.
Ascolta, allora, il grido di un gabbiano
tentennante di doveri e prose.
È la libertà, che respira.
Sono io.
Noi due
Restiamo qui,
nel meraviglioso amplesso
dei nostri corpi.
Restiamo qui,
fermi ad aspettare
il trapasso
che santifichi per l’eternità
la nostra unione.
Capriole di sorrisi
Vorrei vivere in un sogno,
che non duri
il frammento illusorio
di una notte,
ma persista
nel duro marmo
di un’intera vita,
scavalchi il muro
dei tramonti dell’anima.
Capriole di sorrisi
abbattono
spasimo del cuore.
In te, con te
Creta tra le tue labbra aperte
Ghiacciolo che si scioglie
Al sole della tua passione.
Sprofondando
Nel tuo dolce abisso.
Dolce impregnato
Di Amore irrorante
Saziante.
Amplesso esalato
Tra un campo irrigato
Dalla passione
Coltivato
Col seme
Dell’amore.
Ho buttato
Ho buttato via
l’amore, la bontà, l’altruismo.
Ho buttato via
la voglia di fare
di ricominciare.
E ho guardato la stanza
ormai vuota.
Arriverai
Reiterando
deboli illusioni,
non ho acqua né vento
per mandar via
attimi di marmo.
Ho firmato
preso accordi
senza sentire
l’altra controparte.
Ma ti aspetterò
al crepuscolo
tra abeti curvi
e il corvo che si danna,
mentre la resina
curerà malvagiamente
le mie ferite.
E arriverai
senza carne né ossa
soltanto il soffio
della tua lontana eternità.
I grandi non sanno
I grandi non sanno
che i bambini diventano grandi
al ritmo degli amori finiti.
I bambini
diventano grandi
quando gli adulti
sono in cerca di amanti,
quando la sera
una riunione non c’è,
ma l’unione fredda
estemporanea
di due corpi caldi.
Per i bambini
un mondo non c’è,
l’hanno inghiottito
senza fame
gli Imperatori della Menzogna.
In fondo una luce
Visi dilaniati
da anni
di parole simulate,
scaldati
dall’ingegnosa luce
dell’ipocrisia.
Anime
non più avvezze
al calore di una voce.
Nell’albero
in fondo alla pineta,
tra ombre di esseri trapassati
sorge
il caduco raggio della vita.
Favola
Hai tramutato
il piombo in oro
e hai commutato
l’amore con l’odio.
Nella galassia
ti circondi
di anelli e stelle
mentre io
me ne sto qui
abbracciato
al mio albero.
Schegge di luna
rasentano
la ferita dell’anima.
Tornerà ad ardere
l’oro del passato,
come in una favola
scendendo giù
con un fiocco di neve
a cavallo dell’eternità.
Non piangerò mai per te
E quando mi sentirò solo
Non piangerò.
Non ti dirò mai
“sei stata”
Ma solo
“sarai per sempre”.
E se mi mancherai
Non proverò rimpianto
Ma solo la gioia
Per l’attesa del futuro.
Non ti ho mai detto addio
Ma solo arrivederci.
Non importa
Se mi crederanno pazzo
Non importa
Se mi diranno menefreghista
Perché non piangerò
sulla tua tomba.
Non mi interessano
Le convenzioni accettate.
E tu lo sai bene
Ancor meglio di me
Che la parola Morte
È semplicemente
Niente altro
Che la peggiore invenzione dell’essere umano.
Dedalo di un’aurora
Sorgente di assoluto
nella terra avvampata
tra le falde
di piovaschi e tramonti.
Emisferi
di una rinuncia pandemica.
Futuro di Argon
e Xeno,
sopirà
lo spasimo
di un’aurora
guizzante e immortale.
Ricordi di palme
e ulivi
si stagliano
come beffardi burattini,
tra un abbraccio di fronde
nella foresta del passato,
dove le lacrime
sono gratis.
Non trovo la via
e mi abbandono
tra dedali di rimorsi,
e il Minotauro
forse
attenderà
il mio arrivo.
Eccolo, lo intravedo
sfoggia
le tue sembianze.
Le teorie dell’amicizia
Le teorie dell’amicizia
sono fili intrecciati,
tra cuori pittati
da una sospettosa attesa.
Le teorie dell’amicizia
sbuffano candele stanche,
refolo di un ricordo,
agitato.
Le teorie dell’amicizia
si spargono taciturne,
tra filari
di affetti dissipati,
nell’animo fattosi cruento.
Ricordo passato
perché nascondi al futuro
e menti al presente?
Vita di cristallo
Sarà di cristallo
questa vita,
che s’infrange
delicata
come una mano
che non torna più.
Nella notte ossidiana
un fresco canto
illumina la via,
di morte e passione.
Madido
mi intravedo,
forse un sogno
forse è pazzia.
Le barche
sono ancorate
sul fiume stanco.
Ancora
per un po’.
Che qualcuno
per amor del cielo
mi ricomponga.
E io
solitario
nella incipiente alba,
raccolgo i frammenti
e li porto
a te.
Amore di seta
Amore di seta
asciuga le lacrime
di un’anima debole,
con gli occhi uccisi
da un cuore d’amianto.
Amore di seta
rinasce
dall’umiliazione,
nutre l’anima
dà la vita
annulla
il pogrom degli spiriti solitari.
Amore
non è seta
ma un ruvido fazzoletto,
che volteggia
sul perpetuo moto dell’umanità.
Sole di mezzanotte
Non ho colpa
se sono prigioniero
tra cielo e mare
e nel ricordo
inveisco
alla luce beffarda.
Forse le nuvole
trasporteranno via
questo mio astio.
E nel rancoroso
sole
allo Zenit,
tracannerò il fiele
di quella benevolenza
svaporata nel marcio
delle stagioni dell’uomo.
Ma verrà giù
la pioggia
e sarai lì,
nuda,
con un sorriso
che sarà il sole
di mezzanotte.
Arcobaleno di panna
Hai sorriso
d’amaranto
e hai chiuso per sempre
il libro da me aperto.
Non ho voglia
di gettarmi
tra cielo e mare,
dove i pensieri
si legano al firmamento,
le lacrime tornano
all’acqua salata
e i ricordi
hanno un sapore amaro.
Se illuminerà
l‘alba
quel punto oscuro,
tra le mani degli angeli
poserò
la cesta dei rimpianti,
mentre un arcobaleno di panna
e miele
e zucchero,
mi guiderà
bonario
tra la fresca erba
che tutto quieta.
Apri per me
Nell’attimo
mi rispecchiai
e tu nascosta
facevi ombra
agli ideali perduti.
Un castello a ridosso del lago
fatto di carte
forse di pensieri
reconditi,
ma io
non metterò
quell’ultima carta.
A te spetterà
il grande onore
del crollo finale,
di ancorarmi al passato.
Apri quel mondo
non darmi le chiavi
non farmi chiudere un sogno.
Sei vita amore morte.
Spicchio di sole
Sarà che
non sono più abituato
a quel candido tepore
che di soppiatto
rubava attimi di vita.
Forse ancora una volta
ho messo da parte
uno spicchio di sole,
pensando a successioni
conseguenze
mai avverate.
Terrò da parte
quel guizzo di luce,
che non vada perso
oltre le montagne,
dove la ragione
non è di casa.
Sopravvivi
fioca
tra le pieghe d’un pensiero moribondo.
Anima di sole
Anima di sole
goccia dell’eternità
accenderà
pensieri di limbo,
scioglierà
il peccato del mio cuore.
Pitterà
una Pasqua di speranza
tra i sospiri del mio petto,
innalzerà
una terrazza di gioia,
volerà
verso un empireo di beatitudine.
Un’anima di sole
volgerà il suo sguardo
dipanando nuvole di odio,
lambirà
il fantasma di una sofferenza recondita.
Anima
di sole
dolcemente
scalderà
l’inarrestabile ego
del mio battito vitale.
Maturerà nel suo grembo
grappoli di vita.
Mi regalerà
delle perle d’infinito,
annaffiando con la chimera
di un animo limpido,
il campo
dei ricordi stanchi e malati.
Ritorno alla fonte
Un miraggio m’appare
accennato
tra la fitta boscaglia,
dove il sole
non può entrare.
Ricamato
sulla seta pura,
avvolge di pensieri
la tenue entità
ancora
metà umana,
che stanca lambisce
la volta del cielo.
Ma tu,
proprio tu,
che apri l’infinito
crei un nuovo universo
di luce, argento e oro,
tu
mi guiderai
altrove,
dove gli angeli senz’ali
bevono ancora
dalla fonte.
Al largo
Nudo davanti a te
tuttavia avvolto
nella fragile esistenza.
Da lontano illuminerai
quell’angolo tra i quattro pini,
dove la canicola
avrà forse pietà di me.
Ascolterai di nuovo
il grido molesto
di quella cascata,
dove l’acqua scivola appena
sulle tue labbra,
e non lava via
la tua aridità.
In mare aperto
ti ritroverò,
senza più ripugnanti meduse
a sagomarti da lontano,
e acqua salata
da mandare giù.
E grande ti staglierai
fin laggiù
dove i delfini
non hanno paura.
Pensieri nudi
È nudo
il mio pensiero
e lo porto solitario
pronto per lo scherno.
Mentre tu
vesti di seta
il tizzone
del tuo odio mal celato.
Dalle ceneri
Non affosserai
in quel burrone.
Crolleranno
i falsi miti,
tra l’accelerante
disumanità.
Una luce ha spaccato
questa finta oscurità
e dalle ceneri,
luminosa
ti rivedrò,
dove l’orizzonte
non ha mai fine.
Il molo
Sabbia bagnata
non scivola
tra le pieghe
del mio male eclissato.
Acqua salata
aggiunge sapore
a una lacrima mai versata.
Frangenti
chiassosi
senza rispetto
per il silenzio dell’abisso.
Se un piccolo granchio
procede
placido
ai miei piedi,
accenno
un sorriso.
L’infinito
mi convocherà
e allora
lo so già
che rivedrò
le barche
lasciare il molo.
Vestita di alba
Hanno detto
che eri la Morte,
loro che mai
hanno inspirato
la vita.
Hanno reso
più oscuri
quei momenti,
in cui una luce
implorava per entrare.
Ma dalla
labirintica giungla
di selvaggi asfaltati,
tra
anime
catramate,
stremato
tuttavia emergevo.
E soltanto
dal ciliegio fiorito
che audace
boccheggiava,
trovai
la mia chimera.
Ho innalzato
due calici
e ho brindato
in pura solitudine,
al tuo incessante
respiro
di Vera Alba.
Estasi
Oceano di delizie
dove annegare
un carnevale di sentimenti.
Impeto dei sensi
ebbrezza di un cuore
dilaniato dall’attesa.
Su una lingua d’amore
la tua anima
viene
da me.
Tepore
Una bambina
vuole toccare il sole.
L’annullamento della bontà
non ha oscurato
il suo paradiso di speranze.
Il drappo dell’orco
non è arrivato
a lambire le ferite
del suo ego.
Bambole piangono
concimano
dove il fiore è esanime.
Rinasceranno arcobaleni
della Nuova Era.
La bambina
non può toccare il sole,
ma tende la mano
e aspetta
che il tepore della vita
la prenda con sé.
Il mio angolo
Colline di pensieri
filando
tra amori di latta.
Le montagne della passione
sono lontane,
ma al mattino
brillerò
tra la spuma di un mare
burbero ma paziente,
mentre nuotando
cercherò le onde amiche,
che sferzano via
disperdono
questa notte amara.
Riparo tra i pini
nel profumo di brina
e la pungente erba bagnata.
Il rovo gentile
per me privo di spine,
inasprisce
l’estremità d’un pensiero recondito,
e nella esile ombra
già si sfianca
la cicala.
Una lucertola inquieta
sbuca dalla buia pineta
e si dirige fiduciosa
alla ricerca
del primo raggio di sole.
Freschi pensieri
e io
spalanco la finestra
respiro
e mi delizio
in questo piccolo angolo di paradiso.
Malattia
L’alba sta
in malattia.
Il tramonto
ne fa il sostituto
nel mio cuore.
Il superstite
Mi stringo da solo
nel mondo perduto.
Nulla mi nutre,
niente mi allieta,
nessuno mi sussurra
parole che guariscono.
Svanisce dinanzi a me
gente,
che questa terra solcava.
Ridi bambino
Ridi bambino, finché puoi.
Un giorno, non più fossette
scaverai, sulle tue guance rosee
e tiepide,
ma le tue braccia diverranno
due grandi pale,
con le quali,
senza aiuto e imposizione,
intaccherai la terra, coriacea
e callosa agli strazi dell’uomo
e scaverai, crucciato all’inverosimile,
la tua fossa.
Opportunista mancato
Non è vero che non si può cambiare.
Di frequente ho mutato
la mia pelle, come un serpente.
Ho snaturato, falsato, tramutato
me stesso, e come un camaleonte
mi sono amalgamato, omologato
tra gente, che non concepiva la mia morale,
cercando in loro
approvazione.
Ma in questo camaleontico
e ipocrita conformismo,
mi resi conto di non aver più
una matrice, un modello mio,
l’originale.
Talmente bene
era riuscito l’intruglio
nell’accozzaglia d’umanità,
che non più ingrediente primario ero,
ma un mero capriccio del cuoco
ero divenuto.
Riflessioni
Mentre mi dilettavo
nella vile arte,
di collocare ambigue parole
in versi sballati,
un gufo si sistemò
sul mio davanzale.
“Vedi - cominciò - una volta
portavo sfiga, e la gente mi scacciava
come un menagramo.
Persino un verbo
da me è nato.
Ma la moltitudine di persone
che dimora questo pianeta,
è volubile e fluttuante
come una giovane farfalla,
e ora io sono un amuleto
e come un feticcio,
in ogni bottega mi puoi trovar,
di legno di resina e quant’altro tu vuoi.
Così la tua arte poetica, al momento oggetto
di scherno e derisione, troverà un giorno
forse alla tua morte, la rinomanza smaniata.
Ma mentre la mia gloria
risiede e prosegue
nella mia razza,
la tua fama morirà con te,
e sebbene esaltati forse
dai tuoi versi, di te
neanche vaga memoria rimarrà”.
Sentendo favellare,
questo gufo saggio e giudizioso
m’accorsi, stracarico di fiele,
che questo uccello sapiente,
era più poeta di me.
Di fatto, i versi mi scippò
e meditando
la mia inettitudine,
sfondai il monitor,
che mi canzonava in faccia.
Sentimento
Il veleno non fa morire
il serpente ospitante.
Distinguere sa
il rivale da annientare,
dal possessore che lo serba in corpo.
Ma il veleno che sputo ogni giorno
dall’anima
verso voi,
mi sta uccidendo.
Mi intossico l’anima,
mi infetto il cuore,
col mio stesso odio.
Come un boomerang
indietro si ripresenta,
ma non mi porta il cadavere
della preda per mangiare,
o la salma
del nemico per la mia rivalsa,
ma boccone dopo boccone
mi consuma ogni giorno.
Mi assassina l’amore
la speranza.
Perché il mio veleno
non sa discernere
il padrone dal nemico?
Perché il mio odio
porta me alla tomba
e non gli altri?
Pensieri d’un pomeriggio di sole
Nei pensieri d’un pomeriggio di sole
penso a te, ma ingoio fiele
e mi viene il malanimo.
Un tepore m’avvolge la pelle
ma il cuore,
resta ghiacciato
nel rimorso antartico.
Aridità
Sul prato innaffiato da poco
inumidivo i miei pensieri nei tuoi,
umettavo il mio corpo nel tuo
mi bagnavo con la tua sessualità,
imbevevo la mia gioia con la tua.
Poi venne la siccità della tua anima
e non più mi irroravo della tua passione,
ma come il grano d’estate
da solo mi essiccavo al sole,
il tuo cuore inaridito
sebbene annaffiato da me.
I qualunquisti
Ho visto al telegiornale
i bambini senza gambe
ho sentito al telegiornale
che ogni tre secondi
qualcuno muore di fame.
Ho visto al telegiornale
scheletri, mossi dal soffio d’una vita
dimissionaria.
Ho visto poi attorno a me
l’abbondanza in piatti fumanti
ho visto attorno a me
lo spreco del lavoro dell’uomo.
Ho sentito attorno a me
risate spensierate e ciniche.
Ho sentito attorno a me
urla schizzinose
da bocche ripiene
di dolci sapori.
E m’è venuto il voltastomaco.
Oceano
Lì, c’è l’oceano, crudele come le nostre vite
e non sappiamo nuotare
e annegheremo in pensieri di rimpianti,
e come un pesciolino senza difesa
saremo il Luculliano pasto dello squalo.
Mandiamo giù l’acqua salata ogni giorno
e i nostri amici non sono altro che sgradevoli meduse
che ci fanno gridare
sulle assolate spiagge altrui.
Ho visto
Ho visto un uomo fare su e giù alla guida d’un autobus,
ho visto un tale spazzare foglie da un parco colmo d’alberi a foglie decidue.
Ho visto un criceto correre su una ruota che non andrà da nessuna parte,
ho visto un cane mordersi la coda.
Ho visto un folle portar via l’acqua dal mare.
Ho visto me stesso, correre verso un negozio già chiuso.
Ho sentito la mia bocca, che palesava parole d’amore per te
che nemmeno il mondo onirico ammetteva.
Etera (pubblicata sulla Rivista Inchiostro)
Notte fresca, stelle d’argento
grilli che pungono
il silenzio vespertino.
Pelle vischiosa
tortura di zanzare.
Se una lucciola smarrita
illumina le tenebre
il ricordo mi assassina la bontà,
di una notte eterea e limpida.
E tu che adorni l’asfalto
più duro del marmo,
e le tue grida squarciano l’aria,
mentre la luna umilia
il tuo corpo forzato
nell’offesa notturna.
Ricordo di un’estate
Ape stanca
fiore violato
caldo pesante
la scuola è finita.
Mare assente
amici lontani
settembre è vicino.
Cuore malato
un anno sprecato
per l’avida attesa
di un’estate fuggevole e spilorcia.
Il gioco dei “se”
Nell’universo cangiante
vola libero un pensiero
che nemmeno gli astri sapienti conoscono,
e che tu,
non dovresti neppure immaginare
nell’umano gioco dei “Se”.
Ricordo
Ho ricalpestato la sabbia che ha visto
il rapimento dei nostri corpi,
spruzzati dal mare
severo e curioso.
Ho riannusato l’aria
che ha ricevuto la brezza del nostro piacere.
Ho riportato alla mente
la memoria di quella notte dolce
ma ho assaporato
l’amaro della falsità.
Inganni
Parole che mi dicesti…
Aria fritta…
Il sole mi pungolava la pelle…
Ma col gelo dell’ipocrisia
delle tue parole
Inghiottii un iceberg
… E mandai giù…
Il tuo giardino
Mi ubriacavo della soave essenza
delle rose del tuo giardino,
e cullavo verso un sonno chimerico
i miei pensieri.
Ti ricordi come
riposavo il mio animo
nel tuo giardino,
col vento gentile
che mi solleticava in viso,
tra rose fragranti d’amore,
tre l’olezzo dei gerani moribondi,
tra ortensie multicolori,
tra i fiori dei peschi frettolosi
d'esser baciati dal sole,
come io ero bramoso
della tua pèsca.
Come una lucertola
mi crogiolavo pigro al sole,
tra un canto di cicale sudate
nel tuo giardino.
Ora i petali di rosa
riposano spampanati
agonizzanti
come un tappeto di sangue.
L’olezzo di morte dei gerani
incombe sul tuo giardino.
Le grandi capocce delle ortensie
non sono altro
che miseri coriandoli
sparsi sulla terra arida
del tuo giardino.
La lucertola che si arrostiva al sole
nel tuo giardino
non c’è più,
le hanno troncato
una parte del cuore,
che non più ricrescerà.
Non si biforcherà.
Se io potessi
Se io potessi,
ti darei di più.
Se io potessi,
sarei più bello per te.
Se io potessi,
sarei più ricco per te.
Se io potessi,
se solo io potessi,
starei con un’altra.
Catene della sofferenza
La primavera della speranza.
L’estate della consapevolezza.
L’autunno della rassegnazione.
L’inverno della disperazione.
La mia vita è,
un inverno perenne,
cinto dalla neve
e senza catene
fuorché quelle,
che mi legano alla sofferenza.
Tramonto
Come il sole che muore
nell’orizzonte dell’oceano,
sento il tuo ricordo
che mi rasenta la pelle,
e mi brucia,
il tramonto perenne
del tuo amore.
Ti sentirò
Vorrei poter fare
un incantesimo al telefono,
per udire ancora una volta
la tua voce,
che mi sussurra
di piacevoli incontri
dei nostri corpi,
avidi di amore.
Vana e sciocca sarà
la mia attesa,
ma ipnotizzo il mio cervello,
e perpetro
adesso e poi,
il mio inganno.
Neve
Neve, che cade di fuori
la vedo dalla finestra.
Bambini stanno per giocare
Io sto per morire.
Neve, bianca come il mondo vano
che circonda l’esistenza mia,
bianca come la mia faccia
ripudiata dalla vita.
La neve si fa densa di fuori
la vita si assottiglia all’interno
Parole
Odio le parole
perché fanno sognare
perché non mantengono
quello che promettono.
Odio
tutte le parole
che fanno ricordare,
perché rubano al futuro
e lasciano ancorati
in un passato di rimorso.
Odio le parole
che mi dicesti al mare
perché non eri tu che favellavi
ma il mare abissale
il sole imperante
la spiaggia soleggiata
il riso dei bambini,
loro parlavano.
Odio
tutte le parole,
eccetto quelle
che non si dicono,
perché fanno parlare
un cuore innamorato
un animo sincero
una mente intelligente
la poesia del mondo
l’affetto d’un cane
un fiore d’inverno
un bacio profondo
il giorno dopo la notte
la vita dopo la morte,
loro lasciano parlare.
Non vorrei che alle parole
seguissero i fatti,
ma che al fatto compiuto
seguissero le parole,
inutili
ma innocue.
Non eri l’unica
Non eri l’unica
veramente bella.
Non eri la sola
ad essere simpatica.
Non eri solo tu
quella brava e intelligente.
Altre come te
a milioni ne avrei trovate.
Ma solo tu
eri l’unica ad amarmi,
e solo io
sordo nel cuore
ottuso alla ragione
freddo nell’animo,
da non udire
l’amabile
e tanto cercato
Vero Amore.
Amore elemosinato
Mente
La tua bocca
Quando si apre
Ed esala
Dolci parole
Verso di me.
Incroci
Le tue dita
Quando dici che mi ami.
Ridi
dentro di te
Quando fingi un piacere
Che mai sentirai.
Lo urlo
con tutto il cuore
Io
Quanto detesto
La tua deleteria
Carità.
Se solo non avessi
Se non ti avessi vista
Quella sera
Non avrei l’animo
Lacerato.
Se i miei occhi
Non fossero stati testimoni
Del tuo grande imbroglio
Allora
La speranza sarebbe ancora di casa.
Una vita
Felice
Normale
Avrei
Se mi fossi tagliato la lingua
Censurato le parole
Sparato al cuore
Strangolato il respiro
Quando
Quel giorno
Con occhi annacquati
Luccicanti
Di amore pazzo
Dissi che ti amavo.
Lo sbaglio più grande
Lo sbaglio più grande
È stato credere al sole che ci scaldava
Al fiato del mare che cullava il nostro piacere
Alla tumultuosa risposta dei nostri corpi.
Lo sbaglio più grande
È stato credere alla felicità
Credere al sorriso del cielo stellato
Che vegliava falsamente
Sul tenero bambino chiamato Colpo di Fulmine.
Lo sbaglio più grande
È stato osservare
Il tuo sguardo su di me
Crogiolarmi nel sapore delicato della tua pelle.
Lo sbaglio più grande
È stato guardarti fissa negl’occhi
Quando dicevi che mi amavi.
Lo sbaglio più grande
Irrimediabile
È stato non annaffiare
L’arida terra
Dove riposava
Il Seme del Dubbio.
Ho seminato
Ho seminato amore
Ma raccolto odio.
Ho coltivato i Frutti della Passione
Ma sono marciti nel tuo petto.
Ho piantato L’Albero della Vita
Ma sono nati i frutti della Morte.
Ho arato la terra con sudore
Innaffiandola con le mie lacrime aspre
Seminata del mio amore.
Ma ogni singolo filo d’erba
Ogni frutto ridente e spontaneo
È avvizzito tra le tue labbra.
Sono diventato Albero per te
Messo le radici nel tuo grembo
Protetto il nostro amore con la mia robusta corteccia
Ti ho cullata nella mia densa chioma.
Ho sperato che crescessimo forti assieme
Che il nostro amore potesse ridere spavaldo
In faccia al vento dell’abbandono
Alla pioggia del tradimento
Al disboscamento delle illusioni.
Ma un cancro cresceva nel mio fusto
Giovani alberi spuntavano come funghi
Ora alla mia destra
Ora alla mia sinistra.
Non una goccia
Per nutrire il mio ricco fogliame
Nemmeno le cascate delle mie lacrime
Riuscirono a rinverdire foglie
Che un tempo
accarezzavi felice.
Solo le violente sferzate
Della vera pioggia
Riuscivano a spegnere
Per un attimo
Il calore intenso
Bruciante
Rovente
Corrosivo
Della tua Scure,
Che giorno dopo giorno
spaccava e straziava il mio animo,
moribondo
e solo superficialmente
coriaceo al dolore.
Per sempre
Tienimi per mano
Abbracciami forte
stringiti a me
Non avere paura
Respira nel mio calore
Guarda con gli occhi dell’amore
Ascolta al ritmo del mio cuore
Mentre ci tufferemo audaci
Senza esitazione
Nello splendido
Impenetrabile
Inesplorabile
inespugnabile
Oscuro abisso
Del nostro Amore Eterno.
Bambino alla finestra
C’è un bambino
alla finestra
tutto il giorno
guarda
e aspetta.
Non si stanca
la notte
né
quando piove,
non smette
quando c’è
il sole
o quando
la mamma
lo chiama.
Occhi tristi
disincanto della
vita
mentre il gatto
ancora
fa le fusa.
Quel bambino
aspetta
me
e non sa
che forse
mai arriverò
e la fiducia
la speranza
riposte
nello spasimo
di un’anima di ghiaccio.
Quel bambino
è alla finestra
e aspetta
quello che mai
arriverà,
ma io
ci tengo
a quel
bambino
per chi
diavolo
mi avete
preso?
per questo
non voglio
che lui
mi veda.
Ancora
alla
finestra,
ma ora
dal cielo scendono
batuffoli di neve,
e un angelo
asciuga
lacrime di fiele.
Ma non è
il bambino
che piange
lui
è ancora
alla
finestra.
L’autore:
Andrea Mucciolo è nato a Roma, nel 1978. A partire dal 2005 inizia a collaborare con alcune case editrici svolgendo attività di editor. In seguito, comincia a dedicarsi molto alla scrittura di poesie e racconti brevi, alcuni dei quali sono stati pubblicati sulla rivista “Inchiostro”.
Nel 2007 fonda il portale d’arte e letteratura esordiente www.galassiaarte.it nel quale, tra le altre cose, ha dato visibilità a centinaia di scrittori e poeti emergenti, pubblicando gratuitamente on line le loro opere
Le sue opere sono un romanzo, “Divieto d’uscita” (Eremon Edizioni, 2006), il manuale per aspiranti scrittori “Come diventare scrittori oggi” (Eremon Edizioni, 2009) e “Come pubblicare un libro” (Eremon 2010).
Collabora con “Il Settimanale di Latina”, curando una rubrica dal titolo “Viaggio nell’editoria”.